
Autore della foto : Luisella Pisottu
Non c'è tempo per fermarmi
né sangue per pensare.
.
E' un mulinello di granchi
che dalla foce migrano al largo.
Tessono tracce sulla sabbia.
.
Le puoi intuire
se osservi con pazienza
e amore,
l'intreccio, l'acqua, la sabbia.
Così muovo
nella città svilita dalla fame-
pane frustrato, giornate tradite
da un progresso di passaggio
speranze
deviate su binari morti.
S'arrende il corso,
ai ricorsi della vita.

Autore della foto : Luisella Pisottu
FUGA
Si guardava intorno furtivo,
Il viso efebico, il corpo snello fuscello di vitalità.
Svoltato l’angolo, salì sul motorino rosso, smarmittato;
la partenza in un lampo, del casco nemmeno l’ombra,
il giubbotto in pelle annodato alla vita.
Alle spalle una nuvola di gas
la stessa in cui era cresciuto in quella terra di fatica,
di lavoro nero ereditato da suo padre, sbarcato a Lampedusa.
Era risalito sputando sangue, ingoiando silenzio
in quell’Italia anestetizzata e sonnambula.
Vite complicate in brande, speranze sospese.
.
La provinciale come unica traccia di fuga.
Dietro il bancone del tabacchino, un uomo grosso in un rivolo di sangue agonizza.
Negli occhi l’ultima immagine: il ragazzo dal volto efebico che gli parla,
gli sorride.
In un attimo i due balordi che entrano, senza uno sguardo lo scavalcano.
Dritti alla cassa, la lama in gola.
La provinciale ora interrotta a moto ferma,
il clandestino seduto sull’asfalto. La testa tra le mani,
un ragazzo di circa vent’anni a vederlo. Ma un clandestino non ha età.
Pur senza colpa fa paura.
.
Tratto dalla raccolta "Tra spirito e respiro" - prossima pubblicazione Ed. Il Filo - Roma
Perchè scrivere poesia sociale
Ci si domanda spesso se chi scrive poesia debba scrivere anche poesia sociale. E' una domanda a cui si può rispondere solo in forma soggettiva. La poesia come arte e filosofia è libertà d'espressione, è entrare in risonanza con se stessi e portare all'esterno ciò che da dentro si raccoglie. Non esiste a mio avviso un “dover” parlare, un “dover” scrivere di sociale.
Una notizia che si ripete ogni volta diversa ma sempre uguale nella sostanza, significa che qualcosa sfugge allo sguardo del cuore di molti uomini.
Una notizia tragica, un malessere diffuso, una piaga sociale, un riconoscersi empaticamente nell'altro può creare un dolore, una ferita che non si riesce a lenire, se non soffermandosi a osservarla.
Si prende atto allora, di quanto quella futura cicatrice ci appartenga e si scrive, si porta alla luce un dolore proprio e di tutti.
E' facile abituarsi alla sofferenza altrui, soprattutto quando la si percepisce lontana. E' facile costruire barriere razionali alla coscienza, tentare di difendersi dal dolore.
Ma il dolore è ciò che ci accomuna tutti prima o poi, senza il quale rischieremmo di diventare cinici, indifferenti al mondo e al suo lato più umano, vulnerabile.
Dolore che ci appartiene e che solo la cultura dell'onnipotenza può negare. Siamo tutti profondamente, intimamente collegati.
E' un concetto cristiano quello che chiama in causa la compassione e la solidarietà, ma è anche una necessità imprescindibile per chi vuole vivere questo breve passaggio che è la vita, come testimonianza personale originale e creativa.
Luisella Pisottu